The Hague, Netherlands
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Pubblicato 18/09/2020
Alina run over and killed by a drunk driver. And not only that…
On the morning of April 7, 2019, at 9:47, Alina was walking along a pedestrian and cycling path in Forlì, Italy.
It was a quiet Sunday morning. She was 26 years old, young, luminous, full of life.
A car driven by a woman of her same age, under the influence of alcohol and drugs, lost control and crashed.
The impact struck a pole that fell onto the path where Alina was walking. In a moment that cannot be explained or repaired, her life was taken.
Some tragedies arrive like storms. Others arrive in broad daylight, in places that should be safe, reminding us how fragile the border between life and loss truly is.
For those who remain, time does not dissolve the pain. It only teaches you to live beside it.
The absence becomes a constant presence, a silent dialogue with someone who is no longer visible but never truly gone.
Alina was a bright young woman, generous and deeply sensitive. Her future had just begun to unfold. For her family, and especially for her mother,
Artist Sanda Sudor: the loss opened a wound that words struggle to contain.
Yet sometimes pain searches for a form that can carry it forward.
From this need, the Alina Art Foundation was established in The Hague in 2020.
A place where memory is not confined to mourning, but transformed into creative action.
Through art, artists from different countries and backgrounds are invited to reflect on the human condition, on fragility, justice, resilience, and hope.
Because art has the rare power to speak where language fails, and to keep alive what love refuses to forget.
Alina’s life was interrupted, but her presence continues to move through the works, the artists, and the projects that carry her name.
In this way, memory becomes not only remembrance,
but a quiet form of resistance against forgetting.
La mattina del 7 aprile 2019, alle 9:47, Alina camminava sulla ciclopedonale di via Salinatore a Forlì.
Era una domenica mattina tranquilla. Aveva 26 anni, una vita giovane e luminosa davanti.
Un’auto guidata da una ragazza della sua età, sotto l’effetto di alcol e droghe, perse il controllo. Nell’impatto venne abbattuto un palo che colpì Alina mentre camminava sul percorso pedonale. In un istante impossibile da comprendere o riparare, la sua vita fu spezzata.
Alcune tragedie arrivano come tempeste.
Altre arrivano in pieno giorno, nei luoghi che dovrebbero essere sicuri, ricordandoci quanto fragile sia il confine tra la vita e l’assenza.
Per chi resta, il tempo non cancella il dolore.
Impara soltanto a conviverci. L’assenza diventa una presenza silenziosa, un dialogo continuo con chi non è più visibile ma non smette di esistere nella memoria.
Alina era una giovane donna brillante, sensibile, piena di energia. Il suo futuro era appena iniziato. Per la sua famiglia, e in particolare per sua madre, l’artista Sanda Sudor, quella perdita ha aperto una ferita che le parole faticano a contenere.
Eppure a volte il dolore cerca una forma per continuare a vivere.
Da questa necessità è nata Alina Art Foundation, fondata a L’Aia nel 2020.
Un luogo dove la memoria non resta chiusa nel lutto, ma si trasforma in azione creativa.
Attraverso l’arte, artisti di paesi e culture diverse sono invitati a interrogarsi sulla condizione umana: fragilità, giustizia, resilienza, speranza.
Perché l’arte possiede una forza rara: riesce a parlare quando il linguaggio non basta più e a custodire ciò che l’amore rifiuta di dimenticare.
La vita di Alina è stata interrotta, ma la sua presenza continua a muoversi nelle opere, negli artisti e nei progetti che portano il suo nome.
Così la memoria diventa non solo ricordo, ma una forma silenziosa di resistenza contro l’oblio. dalla tua vista?
‘’Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo… va tutto bene mammy, ritroverai il mio cuore.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”.
© Riproduzione riservata ” Forlitoday” settembre 2020





















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